giovedì 9 aprile 2015

Yoga, ovvero quando la parola passa in secondo piano


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In un contesto come quello occidentale si ha l'abitudine di educare le nuove generazioni attraverso la conoscenza stampata, ovvero anteponendo lo scritto al vissuto del corpo. Bene, lo yoga fa esattamente la cosa opposta. In tanti si avvicinano a questa disciplina e per tutti i motivi sono più o meno gli stessi: routine che genera stress, desiderio di recuperare l'agilità, voglia di evasione dalla frenesia della vita moderna. In pochi veramente sanno che in realtà lo yoga nasce come
rigida disciplina riservata agli uomini e tramandata da maestro ad allievo con cura e segretezza. Lo strumento si è poi evoluto e proprio come un puzzle le persone che hanno praticato nel corso dei secoli hanno arricchito e plasmato questo strumento per portarlo fino ai nostri giorni.

Ma detto in parole povere: cos'è lo yoga?
Lo yoga è innanzitutto pratica. E' molto difficile far capire che in certe circostanze una posizione vale più di mille parole, e cosa ancor più ostica è sperimentare come quella stessa posizione si evolva nel tempo e come possa ancora farci capire come stiamo in quel preciso momento. Per questo non è necessario studiare, quanto piuttosto affidarsi ad un bravo maestro. Yoga deriva dal termine sanscrito jug, che può significare unione – unione del corpo con la mente – ma anche aggiogare, cioè eliminare il pensiero discorsivo, quel vocìo mentale che avvelena la nostra testa costringendola a continui ed estenuanti loop. In questo senso quindi possiamo affermare, in maniera spicciola, che l'attenzione del corpo attraverso le posizioni – asana – determina un'acquietamento della mente, scopo primario dello yoga.
Il cervello è un vero e proprio muscolo: se viene nutrito con pensieri infruttuosi diamo lui nutrimento. Yoga è l'eliminazione del superfluo per arrivare al samadhi, ovvero l'illuminazione. Ovviamente nessuno di noi ambisce a raggiungere un tale traguardo, soprattutto perchè, e qui mi ricollego alla prefazione fatta, l'uomo occidentale ha ostacoli culturali tali da rendere estremamente difficili mete così ambiziose. Quindi possiamo considerare lo yoga come una scala mobile infinita che non saremo mai in grado di terminare? Ancora una volta occorre comprendere come non è importante il traguardo da raggiungere, quanto la strada che intraprendiamo, momento per momento. Lo yoga è in realtà un termine molto generico che racchiude in se molte discipline: ci sono dei paletti però che possiamo fissare e che sono comuni a tutti, anche se presenti in percentuali diverse. Le posizioni sono sicuramente l'aspetto più manifesto. Accanto ad essi però ci sono le tecniche respiratorie, di pulizia e di concentrazione che rendono lo yoga diverso da un banale esercizio di stretching. Tutte le discipline che vengono insegnate in occidente possono essere considerate come i raggi di una bicicletta: partono tutti da punti diversi della ruota, ma il loro arrivo corrisponde sempre ad un unico centro, il fulcro.
In ultima analisi, parlando di pratica, il consiglio è sempre quello di affacciarsi allo yoga rivolgendosi ad un centro riconosciuto: tutorial o blog in rete sono molto utili in diversi campi, ma lo yoga è un potente strumento di cura del corpo che necessita di controllo da parte di occhi esperti. Oltretutto, soprattutto all'inizio, la disciplina viene appresa per imitazione e successiva correzione, cosa impossibile da fare se si è soli. In questo senso non ho problemi a dire che l'80% dello yoga, almeno all'inizio del percorso di pratica, lo fa l'istruttore. Non abbiate quindi timore di chiedere e provare fino a quando non troverete quello più affine a voi.

Buona pratica, Namastè! 

A cura di Davide Tiriduzzi

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